Trainline business: pessima scelta

Trainline è una ottima piattaforma che ho usato aziendalmente per qualche mese, tuttavia non è adatta alle esigenze aziendali nella sua edizione business dove le aziende trovano beneficio dalla fatturazione mensile, cioè da una singola fattura anziché trovarsi con decine di fatturine per le decine di viaggi dei propri collaboratori.

Dopo il primo mese nessuna fattura. Dialogo con loro ed esce fuori che i dati impostati sul portale trenitalia devono coincidere alla lettera con quelli impostati con trainline. Chiedo a trenitalia le fatture, elenco di tutti i biglietti, PEC, dopo 2 settimane di delirio le ottengo.

Mese successivo, finalmente c’è la fattura. Ouch, non c’è l’IVA esposta! Quindi come azienda perdo l’IVA che diventa un costo e non più una partita di giro.

Mese successivo, nonostante costi il 10% in più di Trenitalia e Italo per via della perdita sull’IVA nelle fatture, lo uso e scarico la fattura.

Mese successivo, SPARISCONO LE FATTURE, addirittura i documenti contabili sul sito da FATTURA gli viene cambiato nome e diventano “ESTRATTO CONTO” .

Alché scrivo a Trainline per capire cosa fosse accaduto e mi rispondono che hanno cambiato idea, non fatturano più loro e che per ogni biglietto fatto bisogna poi chiedere a Trenitalia la fattura e a Italo entro la mezzanotte del giorno di acquisto:

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A questo punto viene completamente meno l’utilità di trainline per gli acquisti aziendali business, non avendo la comodità di centralizzazione degli acquisti e di fatturazione integrata, che è esattamente il motivo per cui una azienda si rivolge ad una agenzia.

Trainline ha deciso che con i clienti business è una agenzia ma che non fornisce il servizio di base necessario al cliente business, cioè la fatturazione integrata.

Mi tocca trovare un altro servizio o tornare rifare l’account FrecciaCorporate e ItaloImpresa, ma ti pare…?!?

 

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Policy-ideas privacy e diritti digitali

Prima delle elezioni mi han chiesto se avessi qualche idea di proposte di punti programmatici per privacy e diritti digitali ho proposto quanto segue:

Descrizione Rendicontabilità delle prestazioni obbligatorie per l’autorità giudiziaria da parte degli operatori di telecomunicazione e servizi elettronici di comunicazione
Obiettivi Introdurre l’obbligo di pubblicazione di “transparency report” annuali da parte degli operatori di telecomunicazione e servizi elettronici di comunicazione relativi a tutte le prestazioni erogate in ottemperanza a richieste dell’autorità giudiziaria.
Perché L’esecuzione di prestazioni obbligatorie all’autorità giudiziaria, quali ad esempio intercettazioni, tabulati, fornitura di anagrafiche, etc, rappresenta una lesione dei diritti civili dei cittadini operata per finalità di pubblica sicurezza.
Per meglio bilanciare il delicato rapporto fra esigenze di sicurezza e rispetto della privacy è necessario aumentare la quantità di informazioni pubblicamente disponibili, come d’altronde già fanno volontariamente grandi operatori di telecomunicazioni multinazionali come Vodafone, Telefonica o AT&T.
Come Definire l’obbligatorietà della pubblicazione dei transparency report annuale, fornire in mano al garante privacy l’individuazione del livello di dettaglio e qualità informativa che debba essere presente negli stessi con obbligo di revisione almeno triennale dei requisiti di reporting. Sempre al garante privacy fornito l’onere di verifica e sanzione del rispetto della norma.
Riferimenti Fabio Pietrosanti 

 

Descrizione Ammodernamento della normativa sulla data retention di dati telefonici e telematici
Obiettivi Rendere la normativa sulla data retention di dati telefonici e telefonici moderna, adeguata al passo dei tempi, mediante l’identificazione esatta e specifica tanto delle informazioni oggetto di conservazione obbligatoria quanto, per ciascuna informazione, delle tempistiche di conservazione, definite tramite un processo virtuoso non in mano alla politica ma operato dagli stakeholder interessati, quali il Ministero di Giustizia, Ministero dell’Interno e Garante Privacy.
Perché Attualmente la normativa sulla data retention è obsoleta, non specifica, di difficile interpretazione oltreché in aperta violazione dell’orientamento comunitario, richiedendo senza principi di proporzionalità, la conservazione di tutti i dati telematici e telefonici per 6 anni.
Per fornire adeguata capacità investigativa e di indagine alle agenzie di sicurezza e, contestualmente una adeguata misura di protezione dei dati nel rispetto del quadro regolatorio nazionale ed europeo, è necessaria una sua revisione.
Come Superare l’attuale generica definizione di “dati telematici” e “dati telefonici” e relativa “durata di conservazione” parte di normative frutto di elaborazione di politici non specialistici, implementando una normativa che per la definizione precisa e puntuale di cosa sia un dato telematico, telefonico e le tempistiche di conservazione necessarie ai fini d’indagine rimandi a un regolamento definito dal Ministero di Giustizia, sentito Ministero Interno e con parere conforme del Garante della Privacy.
In questo modo la data retention sarà sempre al passo con i tempi ma al tempo stesso nel rispetto dei principi di proporzionalità e necessità entrando nel merito specifico di “ciascun tipo di informazione” (non limitandosi alla generica definizione di dati telematici/telefonici).
Tale regolamento dovrebbe essere oggetto di aggiornamento ogni 2 o 3 anni, essere pubblico e oggetto di consultazione pubblica tanto alla prima emanazione quanto a ogni aggiornamento.
Riferimenti Fabio Pietrosanti 

Policy-ideas anticorruzione e trasparenza

Prima delle elezioni mi han chiesto se avessi qualche idea di proposte di punti programmatici per anticorruzione e trasparenza e ho proposto quanto segue:

Descrizione Apertura della base dati del Registro Imprese in Open Data
Obiettivi Rendere le informazioni camerali inerenti tutti i soggetti giuridici italiani e persone fisiche con cariche sociali o quote di partecipazione aperte e disponibili
Perché La trasparenza delle informazioni del sistema camerale abilita dinamiche di controllo e correlazione diffusa, migliorando il contrasto alla corruzione
Come Emanare una normativa che obbliga Infocamere a rendere senza costi di consultazione, accesso, uso e riuso della base dati del Registro Imprese.
Riferimenti Fabio Pietrosanti 

 

Descrizione Introduzione programmi di premialità per Whistleblowers
Obiettivi Rafforzare la normativa sul Whistleblowing introducendo premialità economiche per i segnalanti che portino a un recupero economico-finanziario nel contrasto alla corruzione, all’evasione fiscale, al riciclaggio di denaro e alla malavita organizzata
Perché L’attuale normativa di protezione dei Whistleblowers in Italia non offre efficaci e reali garanzie di tutela, imbrigliata nel sistema giustizia, e certamente non offre alcuni incentivo o gratifica per i segnalanti. Come risultato, il Whistleblowing è ancora scarsamente diffuso, al contrario di quanto accade negli stati uniti.
Come Implementare una normativa che riconosca ai segnalanti-whistleblowers dal 10% al 20% di quanto incassato dallo stato a seguito di segnalazioni inviate nell’ambito del contrasto alla corruzione, evasione fiscale, riciclaggio di denaro o malavita organizzata, solo per somme recuperate dallo stato di controvalore minimo di 2.000.000 euro.
Riferimenti Fabio Pietrosanti 

 

Descrizione Piattaforme informatiche centralizzate per Whistleblowing Anticorruzione e FOIA
Obiettivi Rendere efficienti e a costo zero per gli enti pubblici tutte le procedure di gestione degli adempimenti di trasparenza e contrasto alla corruzione relativi al Whistleblowing e al Diritto di Accesso Civico Generalizzato mediante la sua informatizzazione centralizzata.
Perché Attualmente ogni ente gestisce in modo autonomo, spesso in modo goffo, inefficiente per incompetenza o malizia, le procedure di gestione del Whistleblowing Anticorruzione e dell’accesso civico generalizzato (FOIA).

Altresì, è difficoltoso per ANAC controllare l’operato e il rispetto della normativa, considerando l’amplissimo numero di enti e la gestione interamente manuale e non informatizzata di detti adempimenti.

Mediante la centralizzazione dei flussi di comunicazione e gestione degli adempimenti normativi in oggetto si garantisce efficienza, controllo e trasparenza.

Come Realizzare una infrastruttura informatica centralizzata per la gestione del Whistleblowing Anticorruzione oltre alle richieste di accesso civico generalizzato, improntata su criteri di trasparenza, rendicontabilità ed efficienza.

L’operato per l’adempimento effettivo rispetto alle normative suindicate rimane in mano ai singoli enti, tuttavia sotto la rendicontabilità pubblica degli indicatori di risultato e la supervisione regolatoria praticata direttamente da ANAC sulla piattaforma.

La piattaforma dovrà essere operata secondo una visione multi-stakeholder, con regole di garanzia, controllo e auditing che ne impediscano l’infiltrazione malavitosa o l’aggiudicazione nella gestione a un singolo soggetto giuridico privato.

Riferimenti Fabio Pietrosanti 

 

IsiameD e FOIA al MISE su accertamenti del Ministro Calenda

Facendo seguito all’articolo su IsiameD e FOIA al Ministero Esteri proseguiamo in questo percorso di azione civica di trasparenza su un fatto che rasenta il limite del ridicolo per l’intera italia e vogliamo verificare se la Commissione UE e il Ministero dello Sviluppo Economico hanno effettivamente attivato una procedura di verifica di compatibilità con l’ordinamento comunitario sugli aiuti di stato.

Abbiamo quindi effettuato una richiesta di accesso civico generalizzato al MISE come segue:

Tutti i documenti emessi e/o ricevuti dal MISE ad/da enti comunitari relativi alla compatibilità con l’ordinamento comunitario circa l’erogazione di 3 milioni di euro alla società IsiameD, come dichiarato dal Ministero Calenda “Dato mandato di procedere alla notifica a Bruxelles e di verificare la compatibilità con regime aiuti di stato. Nel mentre i finanziamenti a IsiameD restano fermi” come da questo dichiarato a mezzo social media e riportato agli indirizzi web

http://formiche.net/2017/12/calenda-blocca-i-3-milioni-per-isiamed/

e

http://www.repubblica.it/economia/2017/12/28/news/fondi_a_isiamed_il_governo_ora_frena_verifiche_su_compatibilita_con_norme_ue_-185399525/

 

La richiesta ha data 25-02-2017, dovrà quindi ottenere risposta entro il 25-03-2017, diversamente procederemo con interpello al Responsabile Trasparenza.

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Seguiranno aggiornamenti.

IsiameD e FOIA al Ministero Esteri

Ho presentato una richiesta FOIA a riguardo dell’ente ISIAMED , venuta alle cronache per l’evidente regalo di politica al limite dell’azione corruttiva fatto in legge di bilancio a dicembre 2017.

Ho chiesto loro se il Ministero Affari Esteri avesse dato loro dei soldi negli anni e mi hanno risposto che non risulta dai loro archivi alcun atto tranne questo piccolo contributo da 5.000 euro:

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Allego anche il file del rendiconto inviatomi relativo alla ISIAMED di 3 pagine.

Strano, visto che l’istituto dice sul suo sito “Oltre al rigoroso raccordo con il Ministero degli Affari Esteri italiano, l’Istituto opera tradizionalmente in piena sintonia con gli Ambasciatori italiani presenti nei Paesi arabi ed asiatici e con quelli che rappresentano questi Paesi in Italia.”

 

 

Vulnerabilità dei sistemi M2M Italiani?

Non tutti sanno che molti dei sistemi M2M (Machine to Machine) per il telecontrollo di apparati di ogni variegata natura (da pompe del gas ad ascensori a ponti e chi più ne ha più ne metta), la gestione del modem/router di telecomunicazione si effettua via SMS a distanza.

Scopri quindi che esistono standard per eseguire comandi AT in remoto (con i comandi in standard hayes per telecontrollare il modem come fosse collegato in locale alla interfaccia di gestione).

Incontri quindi come primo esempio di configurazione di modem M2M Telit, come abilitare tutti i numeri di telefono italiani (quindi con prefisso +39*) alla telegestione:

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Se questo è il primo esempio di configurazione, non vi sono neanche warning di sicurezza, cosa farà l’installatore medio come configurazione?